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IL LIBRO DEI PRECARI


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(Mario Cali')
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MISERIA E NOBILTA' (Mario Cali')
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(Mario Cali')
A NAPOLI LA CITTA' DELLA SCIENZA
(Mario Cali')
C'ERA UNA VOLTA LA BOTTEGA DEL CAFFÈ (Mario Cali')

Luca, 30 anni, single. Precario nel lavoro.
Tonino, 42 anni, sposato. Precario nel matrimonio.
JO!, 18 anni, l'hacker dei precari.
Stella, 25 anni, fidanzata, precaria in salute.

Antonella, manager, 40 anni, precaria nei sentimenti.

Campanellino, 24 anni, precaria dei sogni.

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Che verso hanno
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MISERIA E NOBILTA'


Era il lontano 8 gennaio 1888 quando timoroso di un probabile insuccesso Eduardo Scarpetta metteva in scena la sua nuova commedia “Miseria e Nobiltà”. Temeva che il pubblico gli facesse cattiva accoglienza ma fu tutt’altro, si registrò un successo incredibile tanto da meritare un saggio di Benedetto Croce e una corona d’alloro con dedica di Massimo Gorky, che assistette ad una rappresentazione a Napoli.
Il commediografo napoletano, padre dei De Filippo e autore di farse tuttora rappresentate con immutato successo nei teatri partenopei, ha disegnato in questa sua opera qualcosa che va ben oltre la semplice risata, che anticipa anzi, in qualche modo, le linee di quella "commedia umana" di cui Eduardo fu il massimo cantore.
A portare in scena "Miseria e nobiltà", al Teatro Diana di Napoli, tornando ancora una volta al suo amato repertorio napoletano, è Carlo Giuffrè, affiancato da un altro grande del teatro napoletano, Nello Mascia, uno dei massimi interpreti del repertorio di Raffaele Viviani.
Dimessi i panni di un tenero Geppetto nella celebre versione del Pinocchio Benignano, Giuffrè torna sulla scia dei successi teatrali di questi anni. Dopo “Natale in casa Cupiello”, “Le voci di dentro”, “Napoli Milionaria” ripropone questo testo strepitoso in occasione proprio dei centocinquanta anni dalla nascita di Eduardo Scarpetta. Tentando con la sua regia di rendere il testo più facilmente comprensibile, pur mantenendo l’insostituibile fascino della parlata napoletana, la profonda umanità con cui sa leggere tra le righe di quella comicità che spesso nasce dalla miseria, promettono uno spettacolo assolutamente godibile come lo sono stati tutti i testi eduardiani, interpretati finora da Carlo Giuffrè.

Una delle più note commedie partenopee, ambientata nella Napoli di fine '800. Protagonista è la "fame": Felice Sciosciammocca, scrivano, e da don Pasquale 'o salassatore, poveri in canna, per mangiare sono spesso costretti a ricorrere al Banco dei Pegni. Finché un giorno hanno l'occasione, miracolosa, di impersonare i parenti di un nobile giovanotto che, per sposare la ragazza amata, si inventa due genitori che la chiedano in moglie. Così, mascherati da nobili, potranno essere ospitati in una casa di ricchi e mangiare a sazietà per qualche giorno.


di Mario Calì

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