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SHOA', IL GIORNO DELLA MEMORIA


Non si può dimenticare ciò che è stato. Non si possono cancellare
i volti, i visi, le espressioni i cuori e le anime di milioni di persone. Ma ricordare si, quello sì. Raccontare l'irraccontabile è nostro compito. Nostro dovere. Ricordare la più tragica pagina di storia dell'umanità intera. Ricordare quale picco di bestialità e follia abbia mai raggiunto la mente umana.

6 milioni di ebrei morti in deportazioni e massacri, 7 milioni di morti tra ebrei, polacchi, handicappati, donne, zingari, omosessuali e nemici del partito nazista: tutto per la follia di un uomo divenuta la follia di una nazione. Milioni di persone arrestate per essere deportate in un luogo (Auschwitz) appositamente destinato ad assassinarle con modalità tecnologicamente evolute.


Tale progetto venne deciso e concretizzato dal Terzo Reich nel corso della seconda guerra mondiale; venne attuato con la collaborazione parziale o totale dei governi o dei movimenti politici di altri Stati; e venne interrotto dalla vittoria militare dell’Alleanza degli Stati antifascisti e dei movimenti di Resistenza

Il giorno della memoria è l’occasione per ricordare non solo le leggi razziali e chi per esse le subì ma anche quelli che si opposero a tanto orrore. Ricordare è un dovere, il ricordo deve essere il nostro monito contro l'odio razziale, etico e religioso che, ancora ai giorni nostri, continua a imperversare. E’un dovere nei confronti di coloro che hanno vissuto l'esperienza del lager, la necessità, se non l'obbligo, di ricordare alle nuove generazioni ciò che è stato capace di fare l'uomo contro altri uomini; trasmettere la consapevolezza e la coscienza del passato, di un passato al quale bisogna restare legati per cercare di intervenire e abolire qualsiasi forma di odio.

Lo sterminio nazista costituisce per molti aspetti la più grande barbarie registrata dalla nostra storia. Il solo parlarne suscita un orrore che la maggior parte di noi stenta a reggere. Forse per questo motivo negli anni che seguirono la guerra, i sopravvissuti non avevano voglia di parlare di tutto ciò, o gli altri non avevano voglia di ascoltarli, di ricordare. E molti si sono decisi a parlare della propria esperienza solo ora, magari perché da parte di qualcuno si è sentito dire addirittura che tutto ciò non è vero. Non è mai esistito.


Con la Legge n. 211 del 20 luglio 2000 l’Italia e il mondo intero ha voluto dedicare agli ebrei, vittime degli stermini una data per non dimenticare, “il giorno della memoria” L’Italia lo ha fissato al 27 gennaio: la data in cui nel 1945 fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz. In effetti altri ebrei, d’Italia e d’Europa, vennero uccisi nelle settimane seguenti. Ma la data della Liberazione di quel campo è stata giudicata più adatta di altre a simboleggiare la Shoah e la sua fine.
Shoah è un vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione. Esso è sempre più utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d’Europa dalla metà degli anni Trenta al 1945 e in particolar modo nel quadriennio finale, caratterizzato dall’attuazione del progetto di sistematica uccisione dell’intera popolazione ebraica.
Ovviamente la Shoah fu un evento storico interrelato con gli altri avvenimenti storici; per questo la legge italiana indica altri gruppi di persone la cui memoria va mantenuta viva: coloro che, a rischio della propria vita, combatterono il fascismo e il nazismo e coloro che comunque contrastarono lo sterminio e salvarono delle vite.
Ricordarsi di quelle vittime serve a mantenere memoria delle loro esistenze e del perché esse vennero troncate. E la memoria di questo passato serve ad aiutarci a costruire il futuro. Un futuro migliore in cui non ci sia spazio per tali orrori, per tali barbarie.

di Mario Calì

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